Baby Doe

Baby Doe è una stanza sospesa. La scena è sollevata da terra per permette al corpo di scoprire anfratti in cui sottrarsi.
Dell’Infanzia si assume l’esercizio fisico, sempre “difficilissimo”, che determina l’inciampo: un avvenimento inaspettato che sospende l’azione, la sposta altrove, disorganizza la consequenzialità degli eventi.

Baby Doe è il procedimento attraverso il rigore di una strategia creativa giocata sulla formalizzazione della figura e del recinto che la perimetra: spazio interno come misura specifica del quadro e dell’esistenza rappresentata.
La forma antropomorfica è inevitabilmente in conflitto con il recinto geometrico.
La geometria di tale recinto assume l’esperimento retorico della perfezione, in quanto funzionale allo scatenamento prodotto sulla figura interna spaesata in un centro impossibile.

In lavorazione.
Debutto: Teatri di Vetro_ Roma, dal 12 al 15 novembre 015.


gruppo nanou