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Mappe sotto lo sguardo del giovanissimo Michele Bravetti

ph © Michele Bravetti

Il giovanissimo fotografo Michele Bravetti, fotografa Mappe, ultimo dispositivo coreografico di gruppo nanou, presentato per La MaMa Spoleto Open 2018

Mappe
coreografia: Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
con: Carolina Amoretti, Sissj Bassani, Gloria Dorliguzzo
suono: Roberto Rettura

prodotto da: Nanou Ass. Cult.
co-prodotto da: NaoCrea / DidStudio
con il contributo di: MIBACT, Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Fondo per la Danza d’Autore della Regione Emilia-Romagna 2017/2018
con il sostegno di: Cantieri Danza

Lo spazio è una mappa che il danzatore deve rispettare per ottenere quel limite capace di verificare l’evidenza della scelta, sottolineandone i percorsi che intraprende.
La Mappa è intesa come aerea e come traiettoria.
E’ importante differenziare le due pratiche.
La mappa è un’evidenza che permette la lettura di ciò che l’azione coreutica sta svolgendo.
Compito della coreografia è evidenziare il limite per trovare le vie di fuga, per afferrarne l’incidente creativo.
La coreografia è costantemente centrifuga.
L’azione è perennemente transitiva.
La relazione coreografica tra i corpi prevede sempre tutto lo spazio.
Non esistono assoli, duetti, terzetti…
è sempre una coreografia per corpi che agiscono in uno spazio vasto e determinano alleanze.
Il rapporto di distanza e di traiettorie è nell’innesco percettivo del campo che il corpo è in grado di generare e rilanciare.
Il corpo si pone in una dimensione quadridimensionale.
L’azione si rapporta alle aree geometriche disfandole per la sua caratteristica figurale implicita, poiché non lavora per un disegno ma si impiega come forza di spostamento.
Il tempo diventa necessariamente spazio poiché è tempo di riverbero dell’azione.
L’azione è alla sua massima ampiezza poiché sempre oltre se stessa.
L’azione è un continuo riscrivere gli sbilanciamenti dello spazio.
L’azione si relaziona all’area proiettandola ortogonalmente ponendosi sempre oltre il proprio asse di equilibrio.
Lo sguardo deve fagocitare più spazio possibile, non c’é tempo per battere le palpebre.
La coreografia nasce perché genera e svela spazio.
Il disegno dello spazio è lo strumento per evidenziare e chiarire l’attività coreografica.

Il colore si fa spazio sotto lo sguardo di Gianluca Naphtalina Camporesi

ph © Gianluca Naphtalina Camporesi

Lo sguardo del fotografo Gianluca Naphtalina Camporesi sull’esperimento coreografico “Il colore si fa spazio” portato da gruppo nanou insieme a Daniele Torcellini al festival Ipercorpo – Il padre.
Un evento unico, site-specific, elaborato con il coinvolgimento di un gruppo di architetti che hanno affiancato la costruzione del lavoro. Un omaggio al festival e all’uso degli spazi urbani.

progetto: gruppo nanou + Daniele Torcellini

coreografie: Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
con: Carolina Amoretti, Sissj Bassani, Marina Bertoni, Rhuena Bracci, Marco Maretti
suoni: Roberto Rettura
luci: Marco Valerio Amico + Daniele Torcellini
colori: Daniele Torcellini

prodotto da: Nanou Ass. Cult.
co-prodotto da: Città di Ebla
con il sostegno di: Cantieri Danza, E-production
con il contributo di: MIBACT, Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Fondo per la danza d’autore della Regione Emilia Romagna 2017/2018

Il colore si fa spazio

ph © Daniele Casadio

Il colore si fa spazio sotto lo sguardo di Daniele Casadio

progetto di: gruppo nanou e Daniele Torcellini
coreografie: Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
con: Sissj Bassani, Rhuena Bracci, Marco Maretti
special guest: Daniele Albanese
suono: Roberto Rettura
luci: Marco Valerio Amico
colori: Daniele Torcellini

“Luce e colore sono gli strumenti che scegliamo per articolare uno spazio tridimensionale entro cui collocare l’attività performativa.
Luci, colori e corpi che cambiano nel tempo determinano uno spazio instabile.
Le dinamiche relazionali tra luce, colore, spazio e corpi si pongono in un continuo processo di definizione, alterazione, perdita e ricostruzione di assetti, entro un paradigma di instabilità permanente per la affermazione di un continuo spaesamento.”

Le immagini sono state realizzate ad Ardis Hall / E-production durante una settimana di lavoro e ricerca tra il 12 e il 17 febbraio 2018. Il percorso coreografico, si è avvalso della partecipazione esterna di Daniele Albanese che per contaminazione ha aiutato l’analisi del processo creativo.
Il percorso fa parte del progetto Alphabet.

Xebeche [csèbece]

ph © Marco Parollo

Strettamente Confidenziale

1914

ph © Fabrizio Zani - Claudio Casadio