Interno

Il lavoro trae ispirazione formale dagli studi teorici del regista sovietico S. M. Ejzenštejn sulla forma cinematografica e ne esaspera la teoria dell’inquadratura perfetta per  asservirla al racconto dei mutamenti dell’inconscio.

Un’inquadratura che presuppone – certo­ –  un fuoricampo ma che tutto già racchiude in sé, estinguendo così la sete del montaggio, della progressione, della conseguenza.
Interno racconta il ritrarsi fino alla cancellazione del gesto autoconcluso, racconta del corpo sordo e della sua entropia.
Interno racconta di una negazione alla relazione, esasperata a tal punto da vincere il richiamo della natura.
Una finestra ci sarebbe…
Interno è l’epifania dell’inconscio squallido.

Esperire lo spazio, l’immagine simbolica, la relazione con il sé che subordina la percezione del mondo sono alcuni dei punti in comune nei percorsi artistici di Letizia Renzini e gruppo nanou. Da questi punti in comune è nata la collaborazione.
Qui si osserva lo straniamento che segue il disvelamento  di un inconscio schiacciato, chiuso, bidimensionale. Senza uscita e senza profondità. Senza ragione e senza relazione.


gruppo nanou