John Doe

John Doe

Continua la ricerca di Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci e Roberto Rettura sul “cinema dal vivo” con questo primo movimento che parte da un nome, John Doe, che nel gergo giuridico statunitense indica una persona la cui identità è sconosciuta, come nel caso del ritrovamento di un cadavere. Al centro della scena troneggia una poltrona rossa, residuo stilizzato di un interno borghese, immersa in luci rubate ad un immaginario “noir”. In questo habitat campeggia un senso di vuoto e di attesa che ricordano i racconti Raymond Carver, le inquietudini oniriche del cinema surrealista e le solitudini metafisiche della pittura di Edward Hopper. L’azione sembra dipanarsi per quadri, dove frammenti di esistenze misteriose si sfiorano o si intrecciano. Non c’è dichiaratamente alcun tipo di narrazione, si procede per assonanze visive, sembra una fotografia nella quale possiamo solo immaginare cosa è successo e cosa accadrà ai personaggi che appaiono per pochi istanti.
 Il teatro del gruppo nanou è un luogo di pure presenze, di corpi tesi oltre la danza verso confini incerti, di ambienti, luci, oggetti, suoni, che formano labirinti intricati o quadri apparentemente tersi, segni essenziali per suonare allarmi sul nostro presente confuso, disperso, in cerca di visioni e smarrito nelle seduzioni delle immagini.


gruppo nanou