Xebeche [csèbece]

Rivoluzionario Xebeche. Il palco è tra il pubblico

Eva Purelli, Il giornale di Vicenza

Lo spazio di rappresentazione a Vicenza è il solo cubo della scena: una scatola cranica vuota e tetra. L’azione è costretta in una camera oscura senza paesaggi, su tutto prevale il bianco-nero di una geometria amplificata da rumori sincopati e ripetutamente molesti e i corpi si sono mossi in modo conflittuale. Il lato oscuro della ratio umana ha il suo lato oscuro che è dentro ognuno di noi e che gli otto bravissimi performer hanno in modo maieutico fatto prevalere.

Lo spettacolo inaugurale di “Nanou” ha rotto con gli schemi
L’azione degli 8 performer è costretta in una camera oscura senza paesaggi dove i rumori sono amplificati

Essere in scena come loro. Da spettatore diventare atto- re. Degli spazi, dei corpi e dei movimenti. Rivoluzionario e dirompente “Xebeche” lo spettacolo che ha inaugurato la stagione di danza al Teatro Comunale di Vicenza ad opera del Gruppo Nanou, nato nel 2004 a Ravenna dall’incontro tra Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci e Roberto Rettura. Tra l’altro in scena entrambi sul palco di Viale Mazzini, Amico e Bracci per un totale di otto performer.
La proposta di teatro-danza ha rotto il diaframma fragile che separa chi è sopra da chi è sotto (o davanti) al palco, perché a seguire “Xebeche” si era, come pubblico, alla distanza di appena un metro dal tappeto di danza. In questo contesto, corpo, suono e immagine hanno trovato un linguaggio comune nella coreografia dando vita ad un’opera organica e il Gruppo Nanou ha concentrato la propria ricerca sul corpo inteso come corpo sonoro, come corpo/oggetto e corpo/luce: tutti elementi che si situano sullo stesso piano del corpo del performer che diviene segno tra i segni. La coreografia è allora un linguaggio comune alle diverse specializzazioni artistiche che dialogano in scena. Guppo Nanou che già venne a Vicenza tre anni orsono ha trascinato il pubblico in un coinvolgente spettacolo che è andato in crescendo, anche grazie al suono curato dallo stesso Rettura in forma di sottofondo che ha accompagnato i movimenti dell’ottetto di corpi. Il retroscena dl Grande Palco ha così introdotto lo spettatore in un primo spettacolo aperto su nuove prospettive come nella migliore tradizione ‘Off’. Sbarcati dal Ravenna Festival dove Xebeche ha debuttato lo scorso giugno gli otto atleti-ballerini hanno scelto di citare “Dead Man”, titolo del 1995 del cineasta indipendente Jim Jarmusch ripensando al viaggio interiore di William Blake. La coscienza che accetta l’inevitabilità della morte raccontata nel film attraverso il percorso del poeta del XVIII°Secolo è una ripresa in chiave tardo illuminista di un viaggio dantesco nell’immaginario del proprio io. Lo spazio di rappresentazione a Vicenza è il solo cubo della scena: una scatola cranica vuota e tetra. L’azione è costretta in una camera oscura senza paesaggi, su tutto prevale il bianco-nero di una geometria amplificata da rumori sincopati e ripetutamente molesti e i corpi si sono mossi in modo conflittuale. Il lato oscuro della ratio umana ha il suo lato oscuro che è dentro ognuno di noi e che gli otto bravissimi performer hanno in modo maieutico fatto prevalere.

ph © Gianluca Naphtalina Camporesi
ph © Marco Parollo
ph © Daniele Casadio

Federico Fiori, Francesca Lenzi