Albtraum im Frauengehäuse | Incubo nella “custodia femminile”

Astrid Priebs-Trögers, Potsdamer Neueste Nachrichten
[:it]Una boccata d´aria per strada e un té nel “fabrik – Café” hanno accorciato l´attesa dello spettacolo dell´italiano Gruppo Nanou che quest´anno ci ha presentato l´ultima parte della Trilogia – Motel, “Anticamera”. Nella quale si viene travolti da immagini suggestive ed insistenti. [:en] A breath of air on the street and a the at the “fabrik – cafè” made shorter the waiting for gruppo nanou’s performance. This year they presented the last part of Motel’s triology: The waing room. In which we are overwhelm by evocative and persistent images.
Motel . Anticamera ph. Laura Arlotti
© Laura Arlotti

di Astrid Priebs-Trögers
@Potsdamer Neueste Nachrichten

Una boccata d´aria per strada e un té nel “fabrik – Café” hanno accorciato l´attesa dello spettacolo dell´italiano Gruppo Nanou che quest´anno ci ha presentato l´ultima parte della Trilogia – Motel, “Anticamera”. Nella quale finalmente si viene travolti da immagini suggestive ed insistenti.
Sul palcoscenico prima completamente buio si vedono inizialmente solo le gambe nude di una donna in gonna rossa e camicia bianca. Lentamente lei si muove all´indietro avvicinandosi ad un cubo – illuminato dall´interno – nel quale, senza poterci stare in piedi, scompare. Questa claustrofobica custodia ricorda una stanza. Tuttavia, con la sua poltrona bianca e la tappezzeria in bianco e nero non offre nessuno spazio vitale, é piuttosto un nascondiglio o una prigione. Con movimenti al ralenti la donna cambia continuamente la propria posizione all´ interno di questo contenitore, scardinando apparentemente le leggi della gravitá.
Da questo momento la regia assume un carattere quasi surreale che ha la capacitá di scatenare nel subconscio stati da incubo. Si ha la sensazione di trovarsi nell´atmosfera di un film di David Lynch. Le ombre maschili che entrano in uniformi da paggio dal momento in cui la “custodia femminile” viene chiusa con un pannello, possono suscitare terrore o distanza, a seconda della propria esperienza. Essi non sembrano muoversi di propria volontá, sembrano piuttosto “telecomandati” da un piano non riconoscibile.
Un applauso alleggerito e entusiasta é stato il giusto compenso per uno spettacolo che ci dará a lungo da pensare.

(trad. Elisa Zucchetti)

Astrid Priebs-Trögers, Potsdamer Neueste Nachrichten