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Tra leggerezza e fatiche di Sisifo, spunta Miles Davis

Marinella Guatterini , Wall Street International

In We Want Miles, in a Silent Way i Nanou, emersi all’inizio del terzo millennio, provano a cimentarsi con il modo di comporre di questo campione di sobrietà e insieme di versatilità che regalò non solo al jazz ma forse a tutta la musica nel suo insieme, un patrimonio ancora vivo. Hanno debuttato pure a New York e a Ravenna Festival: ovunque dimostrando il rigore e la serietà della loro ricerca per la quale hanno persino scelto un docente di cromatologia (Daniele Torcellini) per la collaborazione al dispositivo scenico e per i colori, bellissimi, che invadono lo spettacolo.

L’omaggio al Jazz di Nanou

Vincenzo Sardelli, Krapp's last post

In questo lavoro emerge la matrice Bauhaus della compagnia: l’apertura interdisciplinare, il continuo stimolo ad abolire la separazione tradizionale tra generi e materie artistiche. Nessuna rigidità, molta vitalità, qualche improvvisazione. Il concerto è vissuto dall’esterno e contemplato dall’interno. Fino al tripudio finale di gesto, colore e movimento, all’ingresso in scena della tromba di Davis.

Stratagemmi: We want Miles, in a silent way

Francesca Serrazanetti, STRATAGEMMI - prospettive teatrali

Il contesto “minimalista” di questi riferimenti entra in dialogo con il metodo compositivo di Nanou, ricordandoci come i segni evidenti mettano in moto riflessioni e stratificazioni di complessità. Il sovrapporsi delle informazioni, in We want Miles, vive dell’equilibrio tra le necessità coreografiche (guidate da Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci), la costruzione dello spazio attraverso il colore e la ricerca musicale, nel suono di Roberto Rettura e nelle percussioni dal vivo di Bruno Dorella. Le autorialità delle diverse “parti” sembrano incontrarsi senza che nessun elemento sia dominato da un altro.

We want Miles e l’attraversamento jazz di gruppo nanou

Renzo Francabandera, PAC - PaneAcquaCulture

[…]ci troviamo di fronte ad un’estetica che ha una sua leggibilità molto nitida all’interno del panorama nazionale, sia del physical theatre che della danza.
We want Miles ha un suo ritmo interno, una sua viva e voluta sporcizia di segni fisici contrapposti alla rigida scansione formale in cui vengono accolti: geometrie nitide e proprio per questo superate dal gesto scenico, all’interno del quale non si può non segnalare l’azione calamitante per lo sguardo di Carolina Amoretti. […]

Allegoria davisiana per batteria, corpi e movimenti

Gabriele Rizza, Il Manifesto

A teatro. Il gruppo nanou porta in scena lo spettacolo «We want Miles – In a silent way»

Bene ha fatto il gruppo nanou, gruppo contemporaneo fra i più freschi della scena italiana, a intrecciare in We want Miles, in a silent way, corpi, colori, movimenti, entrate e uscite dei danzatori con l’avvincente crepitio delle percussioni di Bruno Dorella, nel suo originale omaggio al musicista di Alton, approdato (dopo il debutto a New York e il passaggio a Ravenna) a Milano per Danae Festival

10 Dicembre 2019 > 12 Dicembre 2019
Fèsta / Artificerie Almagià, Ravenna

Laboratorio coreografico per danzatori professionisti – Alphabet: Metodo

Workshop: simbiosi collettiva di processi creativi

Vittorio Fiore, STRATAGEMMI - prospettive teatrali

Si elaborano “storie labili” in compagnia di altre persone, condividendone le pratiche e i linguaggi, consentendo al danzatore la scoperta di diversi approcci e possibilità di approfondire la preparazione atletica, l’opportunità di offrirsi come autore e, nel rispetto dell’autonomia, lo stimolo a scoprire le proprie qualità arricchite nel patrimonio. Obiettivo dunque è il perfezionarsi, trovando nel lavoro collettivo i termini dell’”esattezza”, in territori diversi dalla solitudine, passando ad una fase di verifica del proprio linguaggio, da un regime di “efficienza” ad uno di “efficacia”, come sostiene nanou.

Nanou e Miles Davis, tutta la potenza primordiale del linguaggio coreutico

Alessandro Fogli, Corriere Romagna

“We want Miles, in a silent way” è un lavoro riuscitissimo, che raccoglie in sé ogni potenzialità futura di linguaggio coreografico: ha in sé qualcosa della potenza primordiale; qualcosa che aggrega visibile e invisibile.