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10 Dicembre 2019 > 12 Dicembre 2019
Fèsta / Artificerie Almagià, Ravenna

Laboratorio coreografico per danzatori professionisti – Alphabet: Metodo

Workshop: simbiosi collettiva di processi creativi

Vittorio Fiore, STRATAGEMMI - prospettive teatrali

Si elaborano “storie labili” in compagnia di altre persone, condividendone le pratiche e i linguaggi, consentendo al danzatore la scoperta di diversi approcci e possibilità di approfondire la preparazione atletica, l’opportunità di offrirsi come autore e, nel rispetto dell’autonomia, lo stimolo a scoprire le proprie qualità arricchite nel patrimonio. Obiettivo dunque è il perfezionarsi, trovando nel lavoro collettivo i termini dell’”esattezza”, in territori diversi dalla solitudine, passando ad una fase di verifica del proprio linguaggio, da un regime di “efficienza” ad uno di “efficacia”, come sostiene nanou.

Nanou e Miles Davis, tutta la potenza primordiale del linguaggio coreutico

Alessandro Fogli, Corriere Romagna

“We want Miles, in a silent way” è un lavoro riuscitissimo, che raccoglie in sé ogni potenzialità futura di linguaggio coreografico: ha in sé qualcosa della potenza primordiale; qualcosa che aggrega visibile e invisibile.

Tra sacro e mondano: gruppo nanou, il Purgatorio delle Albe, Arvo Pärt e altro ancora. Al Ravenna Festival

Michele Pascarella, Gagarin Orbite Culturali

Doppiozero – Scatole cinesi: Scabia, Garbuggino / Ventriglia, gruppo nanou

Massimo Marino, Doppiozero

Le scatole cinesi qui sono estrarre dalla musica di Miles Davis strutture di incontri tra cellule e elementi sonori diversi, nei suoi standard rimessi in vita dall’improvvisazione, dai timbri, dalle dinamiche e dai colori strumentali, e farne elementi per la danza, tre corpi femminili che si muovono in assolo, in duo, in trio, si intrecciano, si contraggono e si distendono, si rispecchiano in un’altra figura, maschile, che spesso entra e guarda immobile, per poi trovare l’onda del movimento tra schizzi di luce che la rendono fosforescente, pop, mentre in scena compaiono ombre come doppi, riverberi dei corpi in movimento.

Danzando sui ritmi di Miles Davis. Intervista a gruppo nanou

Chiara Pirri, Artribune

Reduci dal debutto allo storico La MaMa Theater di New York ad aprile, gruppo nanou arriva con il suo ultimo spettacolo, We want Miles in a silent way, al festival di Ravenna per una nuova replica il 26 giugno al Teatro Alighieri.
In questo nuovo spettacolo la compagnia ravennate mette la danza a confronto con il jazz di Miles Davis ‒ la sua struttura più che le sue note ‒, condividendo con la stella del jazz “uno stesso senso di instabilità”. Il lavoro su luci e colori, portato avanti dalla compagnia con Daniele Torcellini, esperto di cromatologia, giunge qui a un nuovo approdo. Abbiamo parlato di questa nuova ricerca con Marco Valerio Amico, direttore artistico e coreografo (con Rhuena Bracci) della compagnia.

Alphabet di gruppo nanou: verso l’evidenza di un processo creativo

Vittorio Fiore, Arabeschi n. 13

Questo saggio affronta la definizione dello spazio coreutico come scena abitata durante la performance, cercando nessi tra spazio e danza secondo le logiche della lettura dello spazio in architettura. Si azzardano trasferimenti concettuali da un campo all’altro, attraverso una ridefinizione epistemologica dei modelli di movimento come appropriazione dello spazio attraverso il corpo, finalizzata a completare analiticamente la mission didattica di Alphabet. Quest’ultima è un’articolata opera di scavo nella poetica creativa di gruppo nanou, in cui sono indagati i nessi grammaticali e sintattici del movimento, e sono individuate le leggi che ne regolano lo sviluppo spazio-temporale e che attraversano la produzione del gruppo. Alphabet è un ciclo di workshop residenziali per addetti ai lavori e amatori; i capitoli in cui si divide restituiscono la possibilità di scomporre il ‘sistema coreutico’, scrivendo pubblicamente e coralmente una coreografia con il solo scopo di smontarla. Ciò è attuato secondo logiche sistemiche adottate dalla tecnologia, intesa come scienza di governo dei processi produttivi, per consentire la lettura degli elementi componenti: la percezione della poetica derivata dalla tecnica dell’improvvisazione, dal trattenere coreograficamente modificazioni ed incidenti creativi che arricchiscono il prodotto evidenziandone le singole componenti. Il saggio è supportato dalla trascrizione critica dell’esperienza condotta con la partecipazione alla residenza svoltasi a Viagrande Studios e Scenario Pubblico, basata su un’azione di learning on the stage, dove gli osservatori hanno appreso autonomamente i principi della metodologia del gruppo e le modalità di fusione degli elementi dinamici del sistema che, con nuove desinenze e declinazioni, determinano un processo creativo aperto, con un continuo innovarsi del lessico. Si concentra l’attenzione sulla terminologia che costituisce Alphabet, e che ne definisce il sistema di segni e le dinamiche di ripetizione.

11 Giugno 2019 > 13 Giugno 2019
EXATR / Ipercorpo, Forlì

workshop – Alphabet: il colore si fa spazio