Gruppo Nanou al festival VERTIGINE con Motel, faccende personali

Laura Khasiev, Close Up

mercoledì 7 aprile 2010
di Laura Khasiev

http://www.close-up.it

“Un luogo familiare, disabitato; la stanza dei segreti, degli amanti, delle puttane, il rifugio degli assassini, la sosta dei viaggiatori”. Così viene presentato lo spettacolo della compagnia GRUPPO NANOU, che porta il nome di Motel, Faccende personali, prima stanza, in scena al Festival VERTIGINE, svoltosi dal 4 al 7 marzo, all’Auditorium Parco della Musica.
Lo spettacolo si svolge in un’unica stanza, che subisce trasformazioni continue, trascinando lo spettatore in posti senza identità, senza vera e propria collocazione, spazi che raccontano sensazioni umane. Nella stanza di Motel si snoda l’inquietudine umana, appigliandosi ad un silenzio assordante che pervade la scena, catturando il pubblico in una situazione, intima e non priva di respiro, che permette alla mente di viaggiare lontano dai propri drammi quotidiani. Stretta la relazione che si crea con il proprio Io, soggetto disgregato da un’epoca frastagliata, dove troppi sono gli elementi in gioco per poter capire quale sia la strada giusta da percorrere…
Drammaturgia minima che sfida lo spettatore, lo provoca. Il luogo che sta prendendo vita è conosciuto per chi osserva dalla platea. Egli lo vive e lo ha già vissuto. Non ci sono nè rumori nè voci, eppure quella stanza è capace di parlare. La narrazione si sfodera pian piano, raccontando di un viaggio, di una coppia che presto si divide con l’uomo che resta solo ad affrontare il suo viaggio e la donna che va per la sua strada. I due si allontanano, ma forse i loro cammini sono contingenti e ancora si stringeranno in un unico abbraccio. C’è il mare, capace anche di evocare l’odore di salsedine e la partenza delle navi. Il suono è assordante e si accompagna ad un buio che disintegra ogni elemento scenico, lasciando un vuoto invasivo, che pervade la mente e lo stomaco, facendoci chiedere se tutto ciò che abbiamo visto sia reale o, piuttosto, frutto di una allucinazione che ci ha rapito per un po’, facendoci ricrollare in una realtà che avvertiamo come lontana ed inquietante, dopo avere attraversato i non-luoghi di un Motel che si è disgregato come polvere, ma che continua a tormentare l’interiorità, segnandola in maniera permanente.
Perché dopo aver conosciuto le faccende personali di questo Motel, non si può più tornare indietro…

Laura Khasiev

Laura Khasiev, Close Up