gruppo nanou, l’opera dell’arte

Michele Pascarella, Hystrio 1.2017
[:it]un esempio di “teatro senza spettacolo” che segna la piena maturità del gruppo ravennate. Scomparendo, questa opera aiuta ad affacciarsi sull’invisibile, a prestare orecchio all’indicibile: ciò che l’arte dovrebbe sempre fare, forse.[:en]an example of "theater without show" that marks the full maturity of the Ravenna group. Disappearing, this work helps to appear on the invisible, to lend an ear to the unspeakable: what art should always do, perhaps.[:]
Senza titolo per uno sconosciuto

È misterioso e difficilissimo, il nuovo spettacolo del ravennate gruppo nanou: una solida architettura coreografica che a partire da una fulminante dichiarazione di poetica di marca esplicitamente artaudiana, «Il corpo è senza organi», approfondisce un rigoroso percorso ultradecennale nella direzione dello svuotamento, della non-identità. Tre dinamiche figure in maglietta e pantaloncini neri e arancioni abitano una scena tagliata a terra da strisce bianche riflettenti un set di luci quasi immobile, a creare un’atmosfera rarefatta, lunare. Rhuena Bracci, Marco Maretti e Sissj Bassani, con dedizione da officianti, percorrono lo spazio in gruppi che senza posa si compongono e si disfano in trii, duetti e assolo dalla dinamicità a tratti leggera e saltellante, a tratti scattante e muscolare. Talvolta si raggelano in tableaux vivants tridimensionali, assumendo posizioni disegnate secondo linee allungate da arti quasi senza peso: una ridda di rotazioni, misurazioni, entrate e uscite, stop, piegamenti e allungamenti che agiscono sullo spettatore per cinestesia, o “empatia muscolare”. Si potrebbe forse qualificare Senza titolo per uno sconosciuto non come “opera d’arte”, ma come “opera dell’arte”: mettendo in discussione il convenzionale patto artista-spettatore (nel quale il primo è depositario di una téchne che lo identifica agli occhi del secondo), al centro di questa creazione è posto l’effetto che essa può avere su chi la fruisce. In tal senso i numerosi rimandi al Novecento (dalla Biomeccanica di Mejerchol’d alle ricerche di Foregger, dalla danza astratta e antipsicologica di Alwin Nikolais all’Atletismo affettivo di Artaud, dalle Antropometrie di Yves Klein alle teorizzazioni di Ėjzenštejn sull’azione efficace) si condensano e rinnovano in un esempio di “teatro senza spettacolo” che segna la piena maturità del gruppo ravennate. Scomparendo, questa opera aiuta ad affacciarsi sull’invisibile, a prestare orecchio all’indicibile: ciò che l’arte dovrebbe sempre fare, forse.

Michele Pascarella
http://michelepascarellateatro.blogspot.it/p/hystrio.html

Michele Pascarella, Hystrio 1.2017


gruppo nanou