Ipercorpo 2016. Cosa rimane del festival forlivese

Michele Pascarella, Artribune
[...]comporre un evento propriamente unico che si inscrive con piena legittimità nell’ormai consolidata ricerca internazionale sul rapporto fra spazi museali e corpo in movimento.
Lo spazio che desidero

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TRA CORPO E SPAZIO
Il punto di partenza è stato Strettamente Confidenziale di Marco Valerio Amico, “dispositivo museale coreografico” nel quale ciascuno spettatore ha avuto la possibilità di fruire in autonomia le azioni coreografiche presenti (di Fabrizio Favale/Le Supplici, C.ia Stalker_Daniele Albanese, gruppo nanou+Ronin e Annalì Rainoldi), muovendosi liberamente dentro e fuori la monumentale ex chiesa di San Giacomo in cui esso è stato installato. Tra gli elementi costituenti tale dispositivo è parso particolarmente intrigante Convivio di gruppo nanou, con la danza di Sissj Bassani, Rhuena Bracci, Marco Maretti e la musica dal vivo del gruppo Ronin. Le geometriche scene in bianco e nero curate da Giovanni Marocco hanno dialogato con solide figurine impegnate in misurazioni ginniche dello spazio: occhialoni e berretti da aviatore, il loro malinconico, insensato, topografico affannarsi ha avuto l’effetto, per dirla con Deleuze, di “rendere sensibile una specie di tragitto, una specie di esplorazione compiuta dalla Figura in quel luogo o su se stessa”. Ciascuna con i propri tic (a tratti vicine l’una all’altra, più spesso isolate), hanno interagito con una musica liquida e proteiforme, a comporre un evento propriamente unico che si inscrive con piena legittimità nell’ormai consolidata ricerca internazionale sul rapporto fra spazi museali e corpo in movimento.

Michele Pascarella

Michele Pascarella, Artribune