18 Novembre 2019

L’omaggio al Jazz di Nanou

Vincenzo Sardelli, Krapp's last post

In questo lavoro emerge la matrice Bauhaus della compagnia: l’apertura interdisciplinare, il continuo stimolo ad abolire la separazione tradizionale tra generi e materie artistiche. Nessuna rigidità, molta vitalità, qualche improvvisazione. Il concerto è vissuto dall’esterno e contemplato dall’interno. Fino al tripudio finale di gesto, colore e movimento, all’ingresso in scena della tromba di Davis.

Nanou - We want Miles, in a silent way - ph. © Michela di Savino - Dancers: Marina Bertoni, Rhuena Bracci, Carolina Amoretti
Nanou – We want Miles, in a silent way – ph. © Michela di Savino – Dancers: Marina Bertoni, Rhuena Bracci, Carolina Amoretti

Suono e colore sono l’archetipo di “We want Miles in a silent way” di gruppo nanou.
Il Teatro Out Off è palcoscenico di una danza basata su architetture lineari. Si delinea un gioco spaziale di luci e forme, ombre e colori. Architettura, scultura, pittura, musica e danza si coagulano in forme complesse. Omaggiando il jazz di Miles Devis, i performer Carolina Amoretti, Marina Bertoni, Rhuena Bracci e Marco Maretti sono strumenti di un’unica orchestra, colori nella polifonia di suoni avviati da Roberto Rettura con le percussioni dal vivo di Bruno Dorella. Il lavoro si vale del contributo a progettazione, dispositivo scenico, luci e colori di Marco Valerio Amico, Daniele Torcellini e Fabio Sajiz e attraversa l’arte di Miles Davis. Ne esplora gli impulsi sperimentativi e innovativi. Ne setaccia l’anima delicata e magica. Lo spettacolo stempera la frenesia nel virtuosismo cromatico, che avvicenda blu cobalto, rosso melograno e scarlatto, viola, verde erba.
La sfida di gruppo nanou è di riprodurre la caleidoscopica arte di Davis raffigurandone il jazz, ma senza la tromba a dargli spessore. Il genio di Davis, in silenzio nella penombra, contempla le sue muse. I corpi sono reticoli di relazioni e incisi nello spazio. Le individualità si armonizzano nel totale.
In questo lavoro emerge la matrice Bauhaus della compagnia: l’apertura interdisciplinare, il continuo stimolo ad abolire la separazione tradizionale tra generi e materie artistiche. Nessuna rigidità, molta vitalità, qualche improvvisazione. Il concerto è vissuto dall’esterno e contemplato dall’interno. Fino al tripudio finale di gesto, colore e movimento, all’ingresso in scena della tromba di Davis.

Vincenzo Sardelli, Krapp's last post


gruppo nanou