On Air

Dancing Hall

ph. © Laura Arlotti – Dancer: Marco Maretti

coreografie: Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
con: Marco Valerio Amico, Alessandro Cafiso, Marco Maretti
suono: Roberto Rettura
light design: Giovanni Marocco

co-prodotto da: Teatro Pubblico Pugliese, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Franco Parenti
con il sostegno di: Cantieri Danza
con il contributo di: MIBAC, Regione Emilia-Romagna

On Air è una “stanza” dimenticata a cui solo un ristretto numero di personaggi ha accesso. “Stanza” celata, nascondiglio di ciò che è accaduto altrove e in cui nascondersi.
Il dramma non è in scena. Si possono cogliere solo residui narrativi, macerie di accadimenti avvenuti in altri luoghi.
On Air: con questo titolo si cerca di evocare la dimensione del “ballo” da sala, la leggerezza del segno del movimento. Segno generato dall’azione spesa nel disegnare aree e riscrivere lo spazio agito.
Il “ballo” dei personaggi è un divertissemant pascaliano.
[…] ho scoperto che tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera. […]1
Il “ballo”, segno coreografico, è il contrappunto per distrarre lo sguardo e condurlo “lontano” dal pensare a se stesso e dal considerare la propria interiorità.
Un gruppo di uomini, abbigliati da camerieri, si affaccendano nella stanza prelevando e depositando oggetti, “trofei” collezionati che rimandano ad accadimenti di cui questi figuri sono testimoni. Una continua sottrazione di elementi ai luoghi dei “delitti”, ex-voto per trasfigurare la “stanza” e svelarla Wunderkammer, camera delle meraviglie, specchio magico e attraversamento dello stesso.
La Danza usa il “ballo” come rituale speso nella rivelazione dell’immaginario nascosto fra gli indizi. Danza come dispiegamento verso un mondo celato in cui la sua identità si restituisce con maggiore ferocia perché aderente alla percezione, come valore relazionale.