Coreografie e progetto
Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
Musiche
Bruno Dorella
Con
Carolina Amoretti, Marina Bertoni, Rhuena Bracci,
Marco Maretti
Luci
Marco Valerio Amico, Lucia Ferrero
Spazio scenico
in collaborazione con Denara
Dispositivo video
Marco Valerio Amico
Costumi
Rhuena Bracci
Produzione
Nanou, Ravenna Festival
Co-Produzione
Supporto
Digital on Stage / Co-funded by the European Union, coordinamento per l’Italia ass. cult. CapoTrave/Kilowatt
Sostegno
SIAE, BASE / Farout Live Arts Festival, Dance Gallery,
Ipercorpo / Città di Ebla, La MaMa Umbria International, Masque Teatro
Contributo
MIC, Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna
Tre soli. Tre corpi: Rhuena Bracci, Marina Bertoni, Carolina Amoretti.
Tre camere, ciascuna abitata da un corpo e attraversata da un intruso.
3 camere è composto da tre episodi del progetto Overlook Hotel: tre oggetti performativi pensati come debutti autonomi, che usano gli spazi di ExATR a Forlì come architettura attiva. Non un contenitore, ma una materia che determina il lavoro, ne guida le soglie, orienta lo sguardo.
Il pubblico entra, attraversa, si immerge profondamente nell’immaginario visivo e percettivo di Nanou.
ExATR e il Festival Ipercorpo diventano il luogo e i complici per rinnovare il rapporto con lo spettatore e con la forma dello spettacolo. Il percorso richiama la celebre scena del triciclo in The Shining: uno scorrimento continuo tra stanze dell’Overlook Hotel, ambienti che aprono a situazioni oniriche intrecciate secondo la logica del sogno, della memoria e dell’allucinazione.
La stanza è un luogo familiare e al tempo stesso disabitato. È carica di memorie altrui.
Ogni stanza nasce dal luogo che la ospita e prende forma attraverso un primo segno: un vuoto, una luce, un tessuto, un corpo, un suono. In quella genesi si definisce la sua identità.
Lo spazio non è mai neutro. Il neutro non esiste.
Ogni corpo si muove come un’apparizione: fantasma, memoria, visione onirica.
Non c’è narrazione, ma un sistema di camere comunicanti in cui lo sguardo spia, devia, si perde.
Tre presenze. Tre spazi. Un unico immaginario che si ricompone nello sguardo di chi attraversa.
Il rapporto con il festival è quello della sperimentazione: riattivare la tensione che solo l’evento dal vivo può innescare. Il desiderio di essere presenti. Di entrare in contatto con il corpo, tra i corpi, nello spazio condiviso.

