Baby Doe (gruppo nanou) – Sguardi di quinta

Sergio Lo Gatto, Teatro e Critica
[:it]Chiudere un libro e aprirne un altro. Questo l’atto compiuto da gruppo nanou con il passaggio dal progetto Strettamente Confidenziale al progetto J.D., di cui Teatri di Vetro ha ospitato la tappa Baby Doe. Via gli interni polverosi, le flebili abat-jour, le tappezzerie da rigattiere abbandonato e i volti sempre nascosti da una luce piantata su articolazioni e nuche; dentro corpi puliti e rifiniti smarriti in un labirinto geometrico che pare riorganizzato nella memoria di un astronauta. O di un bambino.
Baby Doe . ph. © Federico Ridolfi; dancers: Anna Basti, Sissj Bassani, Alessia Berardi, Anna Marocco

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gruppo nanou in scena a Teatri di Vetro 9 con Baby Doe, parte del progetto J.D.

Chiudere un libro e aprirne un altro. Questo l’atto compiuto da gruppo nanou con il passaggio dal progetto Strettamente Confidenziale al progetto J.D., di cui Teatri di Vetro ha ospitato la tappa Baby Doe.
Via gli interni polverosi, le flebili abat-jour, le tappezzerie da rigattiere abbandonato e i volti sempre nascosti da una luce piantata su articolazioni e nuche; dentro corpi puliti e rifiniti smarriti in un labirinto geometrico che pare riorganizzato nella memoria di un astronauta. O di un bambino.
Lo spazio è foderato di nero e abbagliato da grossi parallelepipedi di neon che fanno brillare il tono latteo di sagome di tappeto e sculture minimaliste. In due televisori si muove un bimbo, lasciato libero in un grande spazio senza colori, gioca con l’acqua che bagna il pavimento dietro un’inquietante maschera neutra che ne sfuma l’identità.
I corpi di Sissj Bassani, Anna Basti, Alessia Berardi e Anna Marocco vestono short scuri e canottiera bianca, le loro traiettorie circolano di stanza in stanza, per incrociarsi poi a creare ipnotici loop solo apparentemente in sincrono, in verità sfasati di pochi battiti e micro-direzioni. Come loro, anche Marco Maretti indossa cuffia e occhiali da aviatore che al volto donano, al contempo, caratteri neutri e macabri. Siamo circondati e quasi attraversati da un piccolo drappello di spettri che agisce in una seconda dimensione.
Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci selezionano frammenti da un inventario coreografico ormai riconoscibile eppure sempre impegnato in uno scarto di lato rispetto alla pura maniera. In questo circuito senza fine il corpo totalmente umano si staglia contro forme quasi aliene, sposta elementi di scena che ricordano la città che fu, si piega, ruota, inciampa e ricostruisce una sottile disciplina ritagliata sui tempi di una ricerca di micro-angoli di azione. Azione è la parola chiave. Azione e il lavoro che la controlla. Una danza altra che si fa drammaturgia dell’inconscio.

Sergio Lo Gatto
Twitter @silencio1982

Sergio Lo Gatto, Teatro e Critica


gruppo nanou