Lo scorso 23 e 24 gennaio, a Bologna, il gruppo nanou ha presentato due assoli: “Sport” e “Camera 2046”. Due performance che raccontano il corpo, i suoi gesti e la sua relazione con lo spazio, tra tensione muscolare e leggerezza poetica.

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Foto: Laura Arlotti

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Spargere il gesso tra le dita delle mani, sfregare i palmi e infine orientare lo sguardo verso la direzione in cui avverrà il salto, queste sono alcune delle azioni che precedono i salti di Rhuena Bracci. La performer attraversa lo spazio più volte, grazie a ritmiche sequenze di ginnastica artistica.

SPORT mostra il corpo, la potenza di muscoli in tensione sospesi in aria, non in bilico, ma pronti, vigili. Nello spazio sono presenti alcuni oggetti attraverso cui il corpo svela la sua identità di atleta: un paio di scarpe, una felpa, del gesso, una struttura di ferro.

Che l’atleta sia colta nell’intimità che precede l’esecuzione dell’elemento ginnico si palesa nell’attesa delle pose vibranti che conducono al movimento, alla vertigine, al volo. Uno sguardo intenso verso il pubblico, ancora un po’ di gesso tra le mani e sul ferro e l’atleta può agilmente sperimentare nuovi equilibri all’interno dei solidi vuoti della struttura.

Che l’atleta sia colta nella solitudine che precede l’esecuzione si palesa nella sublimazione delle pose vibranti, nel gioco di equilibri tra sospensioni a testa in giù e la forza della spinta propulsiva per nuove acrobazie.

Camera 2046

SPORT potrebbe suggerire legami con l’arte scultorea, al contrario, in Camera 2046 la relazione con l’arte cinematografica è esplicita. Il suggestivo spazio d’azione ripropone le atmosfere di In the Mood for Love di Wong Kar Wai.

L’oggetto del secondo assolo della serata appare fin dall’inizio con una massa minore rispetto alla prima struttura: un leggerissimo tessuto dorato dal soffitto raggiunge il pavimento e delimita lo spazio d’azione come un orizzonte curvo.

Marina Bertoni, con una svolazzante giacca argento, si destreggia lentamente al di qua del drappo, nell’intimità della stanza. Le torsioni e l’assenza di stasi rendono la sua figura dinamica e in continua evoluzione.

Nel sofisticato alterarsi di equilibri su un arto e attorcigliamenti le protagoniste sono la schiena e le mani.Ora le dita, ora i capelli nascondono il volto e infine la stoffa dorata si sostituisce alla giacca.

Il nudo antropomorfo si carica della massa del tessuto, aggrovigliato sulla schiena come un masso disordinato che deforma i confini delimitati dall’epidermide. Smantellata la figura e spostato il velo, il corpo femminile può giocare con le luci e le ombre proiettate sul muro di quella che, forse, non è più Camera 2046, ma rimane comunque un ambiente familiare.

Se in SPORT la struttura, seppur pesante, consente di ascendere e sospendere le parti del corpo, in Camera 2046 il vaporoso panneggio avvolge e si fa corpo, quindi assume il suo colore oro.

02/02/2026 - Alessandra D'Anna, Danza&Balletto Magazine