La Falena 11/26

Quasi quasi resto qui, in questa hall che non è un teatro, a scrutare figure che sfuggono a un disegno, in una notte in cui vivere una vita diversa.

goldroom, gruppo nanou – Ravenna Festival, Mercato Coperto – ph. Zani / Casadio

godlroom - Ravenna Festival, Mercato Coperto

Foto: Daniele Casadio

Salgo al primo piano dell'ex-Mercato coperto di Ravenna. Me lo ricordo questo posto, fino a non molti anni fa era la sede dei banchi di frutta e verdura del centro, decisamente cari, da qualche tempo è stato acquistato da Coop e trasformato in supermercato fighetto e ristorantini. In pratica la perfetta trappola per i turisti e per questo serviva anche un po' di culture washing, con un primo piano dedicato a fantomatici eventi. Nell'area superiore penetrano i rumori della ristorazione sottostante, qui ci sono tavolini e poltroncine più radi, come una hall di un Comedy club. Nonostante sia stato preparato, cioè modificato e sistemato per la performance, questo è forse lo spazio più "rischioso" che ho visto sperimentare a gruppo nanou, nei suoi paesaggi coreografici in edifici dismessi, dentro a bar e ridotti di teatri all'italiana, o negli spazi museali. In Goldroom (Ravenna Festival, dall'1 al 7 giugno) siamo a metà fra il Roadhouse di Twin Peaks ma con i performer che provengono dall'One Eyed Jacks, persi in ossessioni danzate ripetute, mentre noi spettatori possiamo muoverci, cambiare sedie e poltrone, prendere da bere. Il lavoro si ispira alle atmosfere di The Shining, e in particolare alle temperature dell'Overlook Hotel. Una spettatrice sta a un tavolino con un'amica, le due indossano completi chic informali bianchi post-spiaggia, lei ostenta delle ciabattone di gomma gialla bordate d'oro e attraversa lo spazio per guadagnare due generosi gin tonic. Il suolo è coperto da tappeti dorati, io resto seduto al mio tavolino da solo, saluto conoscenti e mando sorrisi, intanto imparo a conoscere le figure che ci transitano vicine: c'è un tangueiro che estende il corpo curvandosi, assecondando gli archi con le braccia; c'è una ragazza con calzettoni sotto il ginocchio, ricorda una ginnasta collegiale; un danzatore indossa pantaloni a sbuffo, quasi una foggia medievale da saltimbanco, si muove attraverso saltelli. In lontananza, sullo sfondo della sala, si notano divanetti e tavolini, come un'area più privata, mentre proprio sopra il bar, alle mie spalle, uno schermo con proiezioni rimanda le stesse scene che stiamo vedendo ma rallentate, disturbate da loop e glitch, immagini provenienti da un misterioso passato prossimo. Il sole del tardo pomeriggio bagna la sala. A prelevarmi dal tavolino sono i sogni elettronici di Tricky e dei Portishead, l'oscura ritmica dei Joy Division e di Siouxsie and the Banshees, le profondità percussive degli OvO e la tromba non umana di Miles Davis. Intanto si aggira una donna con calze a rete e un soprabito da notte, poi un'altra che slancia le braccia tese (sembra la padrona del club), la rivedremo rientrare con un abito di piume, così come la figura precedente rientrerà mascherata (come in Eyes Wide Shut) trasportando tendaggi blu oltremare. Dettagli scenici che si addensano su danze appena appoggiate nello spazio, su un crinale fra gesto puro e narrazione.

Sono qui seduto da due ore e ho visto entrare e uscire spettatori abituali del blasonato festival cittadino, avventori casuali, qualche turista, diversi addetti ai lavori, amici della compagnia. Guardo attorno e non trovo un centro, scende la sera e le luci evidenziano frammenti coreografici: i performer ora si aggrumano nella zona centrale della sala e accennano passi sincronici. Le solitudini si riconoscono, i corpi percorrono corridoi sagomati di luce, il tappeto d'oro si tramuta in macchia nera o specchio a seconda della caduta delle luci. Al calar della notte mi pare che le figure femminili guardino di più negli occhi.

Quasi quasi resto qui, in questa hall che non è un teatro, a scrutare figure che sfuggono a un disegno, in una notte in cui vivere una vita diversa.

06/2026 - Lorenzo Donati, La Falena 11/2026