Il secondo capitolo di Overlook Hotel raccontato da Stefano Tomassini su Cordelia (Teatro e Critica): visioni, apparizioni, spettri in transito, suoni che emergono e sfondano, teli e costumi che passano di corpo in corpo come sabbia di una clessidra.

goldroom - Fuori Programma Festival
Foto: Giuseppe Follacchio - Danza: Carolina Amoretti
Visioni apparizioni spettri in transito, suoni che emergono e sfondano, teli e costumi che passano di corpo in corpo come sabbia di una clessidra. È presentata come una «installazione coreografica», ma nulla qui sta fermo, né invita a farlo. L'ambiente che si crea e si rinnova continuamente sembra una stazione di transito, un ponte al coperto che congiunge due sponde, un ristoro al bivio di due strade: il mezzanino tra la terra e il cielo. goldroom del gruppo nanou per il festival Fuori Programma Festival è un ambiente di sosta e di ripartenza, in una evidente «esplorazione del tempo come materia instabile». Ed è un compimento, l'idea che viene a partire dalla seconda replica alla sala Oceano Indiano, di aprire anche la porta d'accesso in fondo alla scena. Per liberare il passo (e le energie), il flusso che è aperto e consegnato a chi assiste, magari scegliendo una temporalità distratta, intermittente. Comunque sempre fuori dalle dinamiche del palcoscenico, coi suoi rituali e le sue simmetrie. Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci, che pure danza in mille apparizioni (e impreviste sparizioni) sotto punitivi cappotti invernali o dentro giacche da varietà con mille frange, portano a pieno esaurimento quanto precedentemente intravisto con l'Ubu-premiato redrum. Ora però in questo spazio tutto musicale, Bruno Dorellaappronta (e musicalmente accompagna dal vivo) una delle più belle playlist di sempre (la durata della performance può superare le due ore). Andrea Dionisi folleggia tra figure elfiche e vagabondi spiritati, armeggiando con un paio di indiavolate scarpe da cerimonia; Marina Bertoni si immerge e riemerge tra metri di stoffe srotolate a terra, in un continuo seduttivo metterci gli occhi addosso, confondendo il nostro sguardo predato. Il disturbo è massimo, l'imperversare di questi fantasmi innocuo. Proprio come nel bianco&nero delle «immagini video proiettate su monitor a tubo catodico, dove convivono riprese in diretta e materiali registrati». Come sotto la stoffa che improvvisa ricopre a ventaglio ogni cosa, qui tutto anche solo in potenza è oro.