May Days porta sul palco l’Alphabet della danza

Nicolà Barbuti, ParmAteneo
Chiamare spettacolo quello di sabato però non è interamente esatto. Non perché non lo fosse in sostanza, ma perché pare a tratti riduttivo. Si è trattato di qualcosa di più[...] Sottotitolo, quanto mai azzeccato: "Sguardi e dialogo tra coreografi, danzatori, critici d’arte, studenti, dottorandi, studiosi".
Alphabet: Mappa traiettorie per una danza possibile

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Col gruppo nanou si chiude la rassegna organizzata da Europa Teatri e Teatro delle Briciole

Spesso la danza è considerata difficile, e nel caso della danza contemporanea questa parvenza di difficoltà pare a volte ancora più grande”. E’ una delle affermazioni scaturite nel dialogo che è seguito all’esibizione di ‘Alphabet‘, spettacolo-progetto di danza andato in scena lo scorso 20 maggio grazie all’Europa Teatri. Un laboratorio della durata di tre giorni, con epilogo aperto al pubblico, in cui il gruppo Nanou, in collaborazione con Daniele Albanese, coreografo e fondatore della Compagnia Stalker, e diversi studenti dell’Università di Parma, ha voluto “esaminare il linguaggio difficile della danza“. Come lo ha definito esordendo Marco Valerio Amico.

GLI OBIETTIVI DEL GRUPPO NANOU – Di base a Ravenna e costituito dallo stesso Amico, Rhuena Bracci e Roberto Rettura, il gruppo Nanou ha voluto aprire un dialogo tra più persone per rendere la danza chiara e fruibile. Infatti, come spiega sempre Amico, “la danza è un dialogo non verbale di origine antichissima, la cui potenza si manifesta nel momento in cui mette in comunicazione persone che, nonostante la mancanza di un linguaggio comune, si comprendono. In questi tre giorni abbiamo usato una metodologia di lavoro che favorisce il creare qualcosa non in base al gusto personale, il bello e il brutto o in base ad un tema definito, ma ci siamo focalizzati sulla selezione di materiale basato sulla chiarezza e a ciò che trovavamo più ‘esatto’. Attraverso un doppio dialogo, uno tra autori, noi e Daniele Albanese, e un secondo tra autori e studenti, abbiamo perciò cercato di comprendere i nodi e i problemi del linguaggio artistico”. La performance che ne è seguita è stata, dunque, il frutto di questo lavoro di più giorni.

LO SPETTACOLO – Chiamare spettacolo quello di sabato però non è interamente esatto. Non perché non lo fosse in sostanza, ma perché pare a tratti riduttivo. Si è trattato di qualcosa di più, lo si chiami progetto o lavoro di gruppo (erano presenti, a vederlo, anche i ragazzi che hanno partecipato ai tre giorni precedenti). Prima che iniziasse, Amico ha paventato anche la possibilità che potesse essere interrotto in ogni momento per aggiungervi qualcosa, per interagire.

Sul palco si sono esibiti tre ballerini: Daniele Albanese, Rhuena Bracci e Sissj Bassani. La loro era in gran parte improvvisazione, da cui trapelava il lavoro svolto nei giorni precedenti insieme. Si muovevano per la più parte in modo indipendente, venendo però a creare un insieme visivamente armonico, all’interno di un fascio di luce sul palco che man mano cambiava con il proseguire dell’esibizione. Prima completamente illuminato, poi più ristretto, rotondo, quadrato; luci spente e poi ancora due strisce di luce intersecate. E via a ripetere. I ballerini si muovevano dunque tra luci e ombre, a cui all’inizio della performance hanno aggiunto, per terra, due linee di nastro, a formare una grande X attorno cui si muovevano, ma senza rispettarla forzatamente e poi ancora passandoci sopra. Come se non fosse presente. Si sarebbe notato, se non ci fosse stato il nastro, che fino ad un certo punto i ballerini ne tenevano conto come punto di riferimento? Era come voler mostrare che un attimo prima un limite era definito, e già un momento dopo non esisteva più.

DIVERSITA’ DI PUNTI DI VISTA – Alla musica in sottofondo si aggiungevano a tratti frasi e parole che scandivano la danza. “Lo spazio è architettura; per architettura si intende l’attività del corpo per creare lo spazio”. E ancora: “L’architettura si fa mappa per declinare la collocazione del corpo vuoto. L’assenza ha il compito di cambiare la percezione dello spazio”.

Lo spazio dunque giocava un ruolo essenziale in questo spettacolo, che la traccia a terra del nastro allargava più in grande al concetto di ‘mappa’. “Se il corpo non è steso nello spazio e non genera spazio -ha ripreso Amico dopo la performance-, allora non genera neanche necessità. Se io ho un bicchiere in bilico e cade, devo muovere il braccio per raccoglierlo: in quella particolare relazione di spazio e tempo una necessità si è creata, pertanto io mi muovo. Poi i miei movimenti possono essere ricchi e stratificati, ma tutto parte da un concetto di necessità. In questo caso la mappa, che è la nostra indicazione tecnica, coincide con il tema, e lo complica. Ma un tema non deve essere forzatamente al centro di tutto”. Per sottolineare questo concetto Amico ha fatto poi l’esempio del figlio che, affascinato dai tuffi trasmessi in televisione, si entusiasma quando vede tanti schizzi. E non importa quanto il padre gli dica che in realtà sono i tuffi che ne creano di meno ad essere quelli migliori: a lui non importa, il suo punto di vista è diverso. Ed è questo uno dei fondamenti della rappresentazione artistica: la libertà di cogliere ognuno qualcosa di diverso da essa.

Rhuena ha aggiunto: “Se guardiamo un cielo stellato ci troviamo di fronte ad una meraviglia. Non ci chiediamo in quel momento come funziona la rotazione dei pianeti, o la fisica delle stelle. Anche il mistero, in un certo senso, aggiunge qualcosa al nostro senso del fascino. Oggi c’è l’equivoco che nell’arte c’è bisogno di capire tutto ciò che vediamo. Eppure il movimento è primitivo, c’è qualcosa che può essere lasciato com’è e non svelato. Uno spettatore vive godimento, fruizione e comprensione: noi forniamo gli strumenti, e questo poi spinge gli altri ad aprirsi di più”.

UN TEMA NON PER FORZA DEFINITO – “Il nostro è stato un tentativo di approccio strutturale aldilà del tema. Un’analisi dei termini e un’analisi della danza, spazio, corpi. Senza volerne valutare il messaggio finale -ha detto ancora Albanese-. Proprio per questo abbiamo avuto necessità di più punti di vista, tra autori e studenti. Volevamo condividere alcune informazioni, e nel farlo siamo stati tutti testimoni di un evento in diretta di cambiamento. E se così non fosse stato, ci saremmo trovati di fronte a qualcosa non diverso da una conferenza” ha aggiunto, quasi a riassumere la filosofia del progetto.

La discussione poi si è estesa a più riprese tra gli autori, i ragazzi che hanno partecipato al progetto e al pubblico in generale. Un grande lavoro anche per il fatto che in tre giorni due compagnie diverse, con due danzatrici provenienti da una e un danzatore proveniente dall’altra, si sono ritrovati insieme e coordinati. Oltretutto in buona parte improvvisando gesti e movimenti riuscendo a dare una continuità estetica efficace, oltre che visivamente molto piacevole. Questo del gruppo Nanou però non è stato un punto di arrivo ma una tappa, che proseguirà in altre città e con altri punti di vista e che qui a Parma ha alimentato la rassegna di danza contemporanea promossa da Europa Teatri e Teatro delle Briciole chiamata “May Days, incontro con la danza d’autore” iniziata il 16 maggio e chiusa il 20 con questo spettacolo. Sottotitolo, quanto mai azzeccato: “Sguardi e dialogo tra coreografi, danzatori, critici d’arte, studenti, dottorando, studiosi“.

di Nicolà Barbuti

Nicolà Barbuti, ParmAteneo

gruppo nanou