Motel del gruppo Nanou scandisce il dispiegarsi di un’assenza disseminando azioni senza movente (nitide e rarefatte come fossili di un immaginario canagliesco), sonorità evocative (lo scorrere di una pellicola cinematografica, l’intrecciarsi di frequenze radio in cerca di sintonie) e luminescenze spettrali (che rivelano e insieme nascondono) tra gli arredi anonimi di un interno in cinemascope. Dal limbo in cui una figura maschile in tuba nera ci invita a specchiarci affiorano muti rituali anch’essi anonimi, esercizi di mutua solitudine distillati da Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci con vibrante distacco, effetti personali trafugati e abbandonati come spoglie di una realtà che non si lascia afferrare se non per subitanee accensioni.
Andrea Nanni – Hystrio

Di uno spazio ambiguo comunque si tratta, ripetutamente terremotato. Che partecipa dell’anonimato di un non-luogo quanto dell’intimità di uno spazio vissuto, non a caso il titolo rimanda all’albergo di una notte, luogo di transito per definizione. E che sembra di spiare dal di fuori, nella luce intermittente di un faro, come solo da uno specchio possiamo indovinare i movimenti della donna che si contorce sul divano. Più violenti diventano progressivamente anche i gesti della coppia, forse la stessa di prima o no, chi può dirlo, sono figure metamorfiche quelle che vi appaiono, che fingono per noi una quotidianità ricostruita teatralmente come nelle immagini di Gregory Crewdson.
Gianni Manzellaa – IL MANIFESTO

Uno spettacolo che lavora dentro nel tempo, di cui le forti immagini rimangono impresse nella memoria dello spettatore […] ma destinate a depositarsi come polvere.
Kiara Copek – Krapp’s Last Post

Con bella fluidità di entrate e uscite umane attraverso un rompicapo di mobili, il gruppo ravennate Nanou battezza la prima stanza di Motel, e Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci realizzano tableaux vivants minimalistici che paiono ispirarsi a stupendi quadri imborghesiti di Hopper.
Rodolfo Di Giammarco – La Repubblica

La narrazione, presente eppure esclusa dal palcoscenico, viene filtrata dalla stanza del motel, per svelarsi in una costruzione drammaturgica cubista che smonta e dilania tempo e spazio per appiattirli sulla stessa superficie.
Matteo Antonaci – Exibart

Azioni minimaliste, gesti ripetitivi, impalpabili rapporti di coppia nel clima sospeso e gelidamente stilizzato di un ideale Motel che pare uscito dai meandri dell’inconscio: si svolge infatti in questo metaforico luogo di passaggio il progetto a tappe che l’interes- sante gruppo ravennate Nanou sta sviluppando sul sottile confine fra teatro e danza.
Renato Palazzi – DelTeatro.it

Se nella Prima Stanza dominata da colori freddi – bianco ghiaccio, verde, nero – si ha l’impressione di assistere al vano tentativo di ristabilire un ordine (sentimentale) irreparabilmente compromesso, nella Seconda Stanza dominata da colori caldi – rosso, marrone, avana – si avverte un clima di pericolo imminente, di più acceso erotismo.
Andrea Nanni – Hystrio