Testo esito di un percorso formativo in collaborazione con l’Università di Parma

redrum
Foto: Lorenzo Pasini
redrum, premio UBU 2024 come miglior spettacolo di danza, fa parte del più ampio progetto Overlook Hotel del collettivo emiliano Nanou. Il titolo è il riflesso della parola “Murder” (omicidio), che richiama apertamente Shining, omaggiando sia il romanzo di Stephen King che la famosa trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick opere che mi appassionano da sempre, come grande amante del cinema. Shining racconta il dramma della famiglia Torrance, costretta a vivere in totale isolamento in un hotel di alta montagna, teatro di eventi inquietanti e soprannaturali che conducono il padre Jack alla follia, spingendolo a manifestare istinti omicidi. Il figlio, il piccolo Danny, possiede una straordinaria facoltà extrasensoriale, chiamata luccicanza (shining) che gli permette di percepire l’oscuro passato del luogo e di intuire eventi futuri.
redrum è un’installazione coreografica che coinvolge vari spazi del teatro e si fruisce in dimensione itinerante. All’ingresso riceviamo un invito cartaceo con poche istruzioni essenziali: come muoversi e comportarsi tra le stanze, come sostare tra le ombre, come lasciarsi attraversare dall’esperienza. Se lo spettatore deciderà di bere, ad esempio, potrà farlo al banco allestito nella prima sala, imitando il gesto ipnotico ed inquietante di Jack Torrance al bar dell’Overlook Hotel.
Cinque danzatori e un performer abitano tre stanze comunicanti, con il pubblico che ne attraversa liberamente i passaggi, proprio come fa il piccolo Danny nei corridoi dell’Overlook Hotel. I partecipanti si osservano, si seguono, si perdono. Un performer indossa i panni del cameriere/barista; un altro ripete il gesto di Jack Torrance che beve, in un rituale circolare e disperato. Redrum invita ad esplorare fisicamente un mondo in cui il confine tra vero e falso si dissolve, permettendo all’immagine scenica di comporsi davanti ad ogni sguardo in modo unico e irripetibile.
Due performers incarnano le gemelle, quali immobili e speculari apparizioni silenziose che sembrano emergere direttamente dalla memoria dell’Hotel; una di loro si muove sopra al tavolo di una stanza, un’altra cela il volto dietro una cortina di capelli, evocando il ricordo del fantasma della Stanza 237 (o 217 nel libro), dove giovinezza e decadenza, bellezza e putrescenza, desiderio e terrore si sovrappongono in un’unica immagine disturbante. A tratti i cinque corpi assumono la posa dei cadaveri che popolano le visioni di Danny: spettri fermi, frammenti di un passato sospeso. Le luci tagliano lo spazio e proiettano ombre che sembrano presenze autonome, fuse dal ritmo della musica. Le ombre amplificano i gesti, li moltiplicano, trasformando ogni corpo in un insieme di visioni inquietanti.
redrum non si guarda: lo si attraversa. Come Alice che oltrepassa lo specchio per entrare in un mondo capovolto, anche noi ci siamo ritrovati immersi in un territorio dove le percezioni slittano, le identità si rinfrangono e il margine tra chi osserva e ciò che viene osservato si annulla.