Il gruppo nanou presenta il secondo capito di “Overlook Hotel”
«Il corpo agisce nel presente, l’immagine abita un passato prossimo»

goldroom - Foto: Lorenzo Pasini

goldroom

Foto: Lorenzo Pasini

Ravenna Nell'ambito del Ravenna Festival, il Mercato Coperto della città (Piazza Andrea Costa, 6) si prepara a ospitare la prima assoluta di "goldroom". Da lunedì 1° giugno a domenica 7 (esclusi il 3 e 4), con doppie repliche quotidiane alle 19 e alle 21, il gruppo nanou presenta il secondo capitolo del ciclo "Overlook Hotel", firmato dai coreografi Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci.
Dopo il successo di "redrum", premiato con l'Ubu 2024, questa nuova installazione coreografica indaga la memoria e il tempo ispirandosi alla celebre e inquietante sala da ballo del film "The Shining". Tra le musiche di Bruno Dorella e un ipnotico gioco di luci, il pubblico si troverà immerso in uno spazio instabile e in costante mutazione. In vista dell'evento abbiamo intervistato la compagnia.

Dopo redrum, premiato agli Ubu 2024, tornate nell’immaginario di Shining con goldroom. Cosa cambia in questo secondo capitolo? E come si passa dalla geometria del “dentro/fuori” di redrum allo spazio mentale della sala da ballo dell’Overlook Hotel?

In redrum abbiamo solo cominciato a erodere il confine tra spettatore e azione coreutica concentrandoci sull’uso dello spazio. In goldroom approfondiamo lo sconfinamento con l’uso della luce: corpi che emergono dal buio, la luce come drammaturgia per determinare una tensione tra interno ed esterno. La sala da ballo dell'Overlook Hotel, goldroom, è uno spazio che agisce sul corpo prima ancora che il corpo lo abiti.

In scena i sei danzatori vengono continuamente sdoppiati e ritardati da telecamere e monitor. Che effetto ha questo dispositivo sulla performance dal vivo? E come cambia il lavoro del corpo quando il performer dialoga anche con la propria immagine alterata in tempo reale?

Il ritardo introduce uno spazio tra il gesto e la sua immagine. È uno slittamento temporale, l’evocazione di un continuo fantasma e di una temporalità che si fa possibilità. È un movimento catturato. Il corpo agisce nel presente, l'immagine abita un passato prossimo. In quello scarto si apre la materia coreografica: la doppiezza diventa strumento prima ancora che effetto.

Utilizzate MAX integrato con l’IA per creare ritardi e stratificazioni video. Nel vostro caso l’intelligenza artificiale non sembra un semplice effetto, ma un vero partner scenico. Come avete costruito questo dialogo tra algoritmo e gesto umano?

In Shining, nella goldroom, si sentono i suoni della festa senza vederne il ballo. È una suggestione di temporalità sovrapposta. L’algoritmo ci permette di lavorare con ritardi e stratificazioni calibrati sul tempo del corpo. La macchina riconosce il gesto e lo restituisce moltiplicato, sfasato. Il dialogo funziona quando la risposta della macchina è precisa abbastanza da essere imprevedibile. In quel margine si apre qualcosa che somiglia a un'improvvisazione — e lì determiniamo la coreografia.

Nel progetto emergono riferimenti al cinema horror asiatico, a Bacon, Lynch e Cronenberg. Come si trasformano queste suggestioni visive in movimento coreografico senza diventare citazione?

Sono soglie percettive, grammatiche, non forme da replicare. I corpi di Bacon sono materie che si relazionano alle campiture, allo spazio, trovando nuovi confini; Lynch, Cronenberg e il cinema horror asiatico costruiscono tensioni che saturano lo spazio prima ancora che accada qualcosa; lavoriamo sul ritmo, sulla densità sonora, sui corpi che si muovono nella dimensione figurale, nell’equilibrio tra astratto e figurativo.

goldroom è un lavoro che si nutre dell’architettura che lo ospita. Come si adatta un dispositivo tecnologico così complesso a spazi sempre diversi? E in che modo il luogo entra nella drammaturgia?

Si tratta ogni volta di arredare una stanza per trovarne la dimensione esatta di accoglienza. Il processo inizia sempre dall'ascolto dell'architettura — densità visiva, qualità acustica, gli spazi e i percorsi del pubblico. Questi parametri entrano nella drammaturgia con la stessa autorevolezza dei danzatori.

Il ciclo Overlook Hotel si chiuderà con pinkroom, dedicato alla vibrazione cromatica. Quale sarà il nucleo di questo terzo capitolo? E come si completerà il vostro “archivio vivente della memoria”?

Per il momento sappiamo che pinkroom lavorerà per rendere sensibile un luogo attraverso la fluttuazione del colore, continuando a sviluppare un percorso installativo e attraversabile dallo spettatore. Forse Overlook Hotel non finirà con pinkroom. Il colore è uno degli strumenti da mettere a fuoco. Ne abbiamo tanti altri e ci stiamo divertendo parecchio.

30/05/2026 - Nicola Vallese, La Nuova Ferrara