Si entra a cose già avvenute, si esce mentre le cose ancora accadono.

goldroom - Ravenna Festival, Mercato coperto
Foto: Zani / Casadio - Danza: Carolina Amoretti, Agnese Gabrielli
Si entra a cose già avvenute, si esce mentre le cose ancora accadono. In goldroom di gruppo nanou è il tempo a essere messo in luce. Il tempo della durata, 2 ore e mezzo di installazione coreografica, in cui lo spettatore può scegliere di entrare e uscire a piacimento o, anche, di restare in un’allucinazione perpetua. Il tempo si slaccia dalle coordinate cartesiane e si tuffa nella memoria dell’istante precedente, del tempo che verrà, di un altrove passato. La danza, materia sfuggente, mossa da una playlist incredibile, diventa mezzo di evocazione di fantasmi, immagini di un Lynch da Velluto blu. Invece, è la Goldroom, sala da ballo dell’Overlook Hotel di Shining di Stanley Kubrick. È, infatti, il secondo capitolo del progetto Overlook Hotel (il primo Redrum, premio Ubu 2024) ed esplora proprio i meccanismi della percezione del tempo.

goldroom - Ravenna Festival, Mercato coperto
Foto: Zani / Casadio - Danza: Marina Bertoni
Mentre entriamo nella sala Oceano Indiano del Teatro India (all’interno del festival Fuori Programma), la stanza è già abitata da corpi accoccolati su delle poltrone, da un corpo che danza in modo solitario, come se marcasse o rifrequentasse dei passi che furono danza. Ci accomodiamo anche noi dove vogliamo, come vogliamo, liberi di cambiare posto, di cambiare ora, idea, di tornare e ritornare. Lo spazio è circolare: al centro due strisce dorate, ai lati dei tessuti dorati e blu affusolati, e sempre ai lati due schermi che proiettano immagini del movimento che avviene, che è avvenuto altrove, dettagli di corpi, rallenty. Il dispositivo raccoglie memorie e ne restituisce immagini.
Lentamente altri corpi, alla spicciolata, si alzano dalle poltrone, muovono dei passi, generano traiettorie. Ognuno ha una sua cifra, una sua riconoscibilità, uno spazio da esplorare, un ritorno da evocare. La sensazione che prende forma è quella di guardare tante danze solitarie che hanno luogo nella propria stanza al riparo da sguardi esterni. Lì dove la danza trova il piacere di essere tale.
Complice di questa immersione, il paesaggio sonoro curato da Bruno Dorella, che ogni tanto esce dalla consolle e si posiziona al lato della goldroom, immergendosi nel tempo. Dai Joy Division ai Portishead, Siouxsie and The Banshees, Miles Davis, Tricky, oltre a tracce dello stesso Dorella: una playlist cupa, malinconica, sussurrata.

goldroom - Fuori Programma Festival
Foto: Giuseppe Follacchio - Danza: Carolina Amoretti
Così come non è data la percezione dell’inizio, anche la fine non c’è. Siamo invitati a lasciare la sala, in maniera gentile, mentre le porte si chiudono, la danza continua, il suono continua a propagarsi. Ce ne andiamo, senza applausi, né inchini. Senza le regole a cui siamo abituati ad attenerci.
Sul sito di gruppo nanou, c’è la playlist di Goldroom. In casa, in macchina, in treno, in cuffia, in cassa, il ricordo può riapparire, il movimento può riprendere forma.